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LA BIOGRAFIA |
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C'era una volta un bambino bellissimo. Era biondo.
Gli piaceva guardare il mare e sognare, guardare le nuvole e
sognare, guardare le bambine e sognare. Viveva con una mamma
bellissima, un papà bellissimo, un fratello bellissimo, una nonna
bellissima, in una casa bellissima, in una città bellissima.
Poi era cominciata la scuola, che non era bellissima, e il bambino
preferiva restare nascosto per strada, dove vedeva il mare e le nuvole,
lo scirocco che sugli scogli diventava libeccio, i gabbiani eleganti che
planavano adagio sulla spuma arricciata.
I maestri non erano bellissimi, e il bambino preferiva tornare
presto a casa, guardare i libri del papà, ascoltare i racconti della
mamma, inventare storie col fratellino.
Poi la mamma bellissima gli aveva messo vicino un violino e un
maestro, e il bambino non si divertiva a studiarlo, dava al maestro dei
pasticcini di panna perché suonasse per lui e invece di suonare leggeva
favole di viaggio, finché la mamma se ne era accorta, ohi ohi ohi,
lezioni e pasticcini erano finiti, ma non era finito il mare, non erano
finite le nuvole, non erano finiti i sogni.
Se ne era accorta la bellissima nonna, e aveva portato il bambino
in campagna, gli aveva fatto vedere le piante e le foglie, quando escono
piccole, bellissime da un ramo, e diventano grandi ma sono sempre
bellissime; gli aveva fatto vedere una carota rosata diventare grande e
bellissima, un pomodoro diventare rosso e bellissimo, l'erba diventare
verde e bellissima.
Intanto una bambina bellissima cantava una canzoncina
qualunque, e al bambino era sembrata bellissima e la cantava con lei, e
poi senza di lei; la cantava e sognava le nuvole e i boschi, sognava i
prati e i profumi, i sorrisi e le lacrime: sognava il mondo bellissimo che
c'era lì attorno.
Poi, sempre bellissimo ma non più bambino, un'estate ha
conosciuto in Sardegna prati e boschi in collina, profumi e fiori
nell'aria, delfini e rocce nel mare, sempre bellissimi, che gli hanno fatto
vedere soltanto sorrisi, perché anche le lacrime erano bellissime, ormai:
erano lacrime, ma già dell'amore.
Così in Sardegna è rimasto: era diventato un ragazzo e poi un
uomo bellissimo, aveva fatto figli bellissimi e sempre bellissimi sogni.
Ma i sogni oramai li chiamava canzoni.
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FERNANDA PIVANO
11-12 marzo 2003 |
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