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INAUGURAZIONE CENTRO STUDI FABRIZIO DE ANDRE'
13 DICEMBRE 2004 - UNIVERSITA' DI SIENA



Apertura dei lavori


Dori Ghezzi
Fondazione Fabrizio De André

 

La letteratura per Fabrizio è stata come il nonno che non ha mai avuto.

Diceva che da bambino cercava qualcuno che lo facesse crescere, che gli offrisse una migliore capacità per espimersi, ma la sera non aveva nessuno che gli raccontasse delle storie e invece della saggezza del nonno si portava a letto un libro.

Così è cresciuto.

La cultura, si è capito, è sempre stata molto importante per lui come del resto quella popolare, contadina, insomma: la cultura di strada che lui ha sempre disperatamente cercato, per esempio nell’angiporto di Genova, e di cui aveva un enorme considerazione e rispetto e dalla quale sono convinta abbia maggiormente attinto e trovato la sua poesia.

Fabrizio, comunque, non ha mai pensato, o saputo, di essere un poeta. Quando seppe che alcuni suoi testi  furono inseriti nelle antologie, disse: “La cosa mi imbarazza proprio perché mi fa piacere.

Se penso che così come noi abbiamo preso per il culo Carducci, domani potrebbero prendere per il culo me avrei preferito non comparire su nessuna antologia scolastica”.

Oggi qui però facciamo una cosa importante: inauguriamo un fondo di ricerca a lui dedicato che raccoglie non solo tutta la sua produzione, ma anche vari appunti e carteggi inediti raccolti insime ai tantissimi libri da lui letti e, come sua abitudine, metodicamente sottolineati e chiosati.

Tra questi libri ovviamente abbiamo trovato lo Spoon River, protagonista di questa giornata.

Se Fabrizio ha scritto “Non al denaro né all’amore né al cielo” è perché c’è stata una Fernanda Pivano che l’ha guidato a dare voce a, come diceva lui, “quella collina popolata di morti in cui si parlava il linguaggio di una verità che i vivi non possono esprimere”.

Credo che sia una delle sue opere che più si presta a un passaggio di testimone  e da tempo cercavo un giovane artista che culturalmente e musicalmente potesse in modo originale rileggerla: Morgan me lo sono trovata davanti sul palco l’estate scorsa e ho capito che era la persona che cercavo.

Io penso che spetti ai giovani come lui ricordare che la scienza sì è importante, che poi è uno dei temi dello Spoon River, ma è un valore aggiunto talvolta con i suoi effetti collaterali. L’amore e la passione sono i sentimenti che muovono a conservare o a lottare a favore della libertà e degli equilibri. Fabrizio sosteneva che è sempre stato compito soprattutto degli artisti quello di mantenere alta la guardia e Morgan, come tale, credo abbia le carte in regola.

Lo ringrazio infinitamente e come lui ringrazio  Fernanda, che con enorme dispiacere da parte  nostra, e vi assicuro anche da parte sua, non  può essere con noi, per seri motivi di salute , si è comunque resa disponibile a realizzare grazie anche all’aiuto di Luca Facchini un contributo filmato.

Ringrazio tutti gli amici che ci continuano ad aiutare: Gianni Guastella, Antonio Tabucchi, Mario Luzzatto Fegiz, Cesare Romana,  Gianfranco Balestra,  Fausto Colombo, Fabrizio Podda e tutti i docenti che hanno collaborato.

Un altro particolare grazie a Nicola Piovani, coautore delle  musiche, e arrangiatore all’alba di una splendida carriera. L’ultimo ringraziamento però va a Luisa e Giuseppe De André per averci regalato una creatura tanto straordinaria.

Dori Ghezzi

 
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